Accoglienza

Accolgo la proposta di riflessione lanciata da Gino Santoro e inizio a riflettere sull’accoglienza.

L’accoglienza è l’atto di prendere con sè. Dentro di se un’altra persona. E’ un gesto d’amore e di ragione. L’amore è una propensione dell’essere umano, la ragione è lo strumento per cambiare il mondo. Insieme portano alla comprensione dell’accoglienza, uno stato di fatto della civile società. Viviamo in un periodo storico in cui le nuove tecnologie e gli spostamenti umani stanno ridefinendo i canoni di civiltà e di società. Le tecnologie di comunicazione attraverso il continuo progresso scientifico e produttivo stanno connettendo tutti gli abitanti del pianeta. A loro volta, a causa di problemi politici, sociali ed economici locali, molti di questi abitanti si spostano. Migrano. Sono io stesso un migrante. So che quando lasci la tua terra, le tue radici per qualunque motivo, compreso quello personale dello studio, ti porti dietro un sacchettino di ricordi, ammassi elettrici nella testa, che sono ‘te stesso’ nel momento della migrazione. Ci si sposta, si cambia direzione con un desiderio intimo. Quello di migliorare la propria condizione. A volte le migrazioni sono buie, altre volte colorate. Resta il fatto che ad un certo punto ti trovi in un altro mondo, in uno nuovo spazio tempo. Qui, nel punto di arrivo, virtualmente la migrazione è finita. Inizia la sfida personale, lo spirito di adattamento viene subito chiamato in causa: se si ha poco è durissima iniziare la scalata. Nella vita ci vuole fortuna, si dice, certo. Ma fortuna nell’incontrare le persone giuste, fortuna nell’inizio di un’amicizia, fortuna nell’inizio di un progetto e l’Inizio è il momento più critico.

La società contemporanea ha scelto di accellerare. La scienza, la biologia, la chimica, la fisica e la matematica sono castelli immensi sempre in costruzione. Non ci si ferma mai. La natura è tanto astuta da serbare un panorama diverso da ogni finestra del castello. E bisogna ricominciare daccapo. Questo ricominciare daccapo, con l’esperienza del fallimento che fa della scienza una vera magia. E questa magia ha il potere di trasformare il pianeta. Lo stiamo vedendo. Tanta intelligenza bruciata in CO2, formule meravigliose che infestano quello che mangiamo. Mi sento come un padre intelligentissimo che ammazza suo figlio perchè non lo capisce.

E qui entra in scena l’educazione. La scuola. L’università. Le accademie. Le utopie, useri dire. Viviamo in una società dell’informazione senza utopie. Senza sogni. Abbiamo smesso di guardare alla Natura con sguardo poetico. Abbiamo smesso di parlare la stessa la lingua, ognuno intento a frammentare il suo pezzo di cultura. Abbiamo smesso di guardare negli occhi senza un fine premeditato. Abbiamo messo dietro uno schermo e una scrivania il corpo martoriato dalla pubblicità. Una carneficina di necessità indotte ha spostato l’amore e la ragione al livello dei genitali, non più per generare nuova vita, ma solo entropia. Caos. Ed ovviamente la Scuola italiana non è attrezzata a gestire il caos. In realtà non ci si sta neanche pensando.

Anche se qualcuno che ci pensa c’è.
Facciamo un salto oltreoceano. Una migrazione. Una speranza. Los Angeles, California. La terra promessa. Il senso dell’accoglienza a Los Angeles ha perso l’amore per dedicarsi tutto alla ragione, alla possibilità – libertà – di cambiare il mondo. Il proprio mondo. Quello dei tanti buoni. Compresi i buoni e sfortunati. I diversi. Diversi da chi?
La Natura ci ha insegnato che la diversità è la base della vita. Che siamo quello che siamo perchè il nostro corpo è fatto da miliardi di parti tutte diverse tra loro, che però stanno insieme e dialogano. Si accolgono a vicenda. Un atto di fiducia.

Sento che la fiducia è oggi non più una fiducia del corpo ma una fiducia finanziaria. Esisti per il conto in banca. Gli esseri umani, le reti sociali virtuali, non sono soltanto flussi di passione. Sono storie. Storie quotidiane che si stendono sulla rete come panni al vento, raccontano di noi, di chi siamo e cosa stiamo facendo, perchè l’opportunità di incrociare una bella storia è un intimo desiderio.
Il resto sono specchi.

Una scuola americana, finanziata da George Lucas, dal nome programmatico Edutopia.org, ovvero il sogno dell’educazione, si è posto il problema di gestire il caos contemporaneo nella formazione delle nuove generazioni. Con soddisfazione ho scoperto che modalità e concetti fondanti non sono così diversi da quelli utilizzati dall’Oistros, sin dal lontano ’67. “Educare il cuore” è uno dei video che ho trovato su Youtube con la parola chiave – tag – “edutopia”. Chi può educare il cuore di una giovane vita se prima non è un maestro che ama?