Scritto nel settembre 2019.
La nascita di un corso di laurea, universitario o accademico che sia, richiede l’azione concorrente di più Istituzioni e di più persone che condividono un progetto di Alta Formazione. Ricordo che con la riforma avviata dalla Legge 508 del 1999 è nato il sistema dell’Alta Formazione Artistica, e che i titoli di studio rilasciati dalle Accademie sono stati poi equiparati a quelli universitari.
Regolamentare la nascita di un corso di laurea è compito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR); disegnare, mantenere e sviluppare il progetto formativo è invece compito dell’Istituzione locale.
Far parte del gruppo di lavoro del corso di laurea in Nuove Tecnologie dell’Arte mi porta a fare alcune considerazioni sulle ragioni e sulle condizioni per l’attivazione del progetto formativo. Innanzitutto, un corso di Alta Formazione si costruisce dentro l’Istituzione locale che, negli anni, sia per spinte nate da dinamiche interne sia per tendenze riscontrabili nel contesto nazionale, decide di investire il proprio capitale intellettuale ed economico nell’ampliamento della sua offerta formativa.
Sono passati vent’anni dalla Legge 508, e già allora il Ministero aveva compreso che era necessario attivare nuovi percorsi formativi che, a integrazione delle Scuole storiche di Pittura, Scultura, Decorazione, Scenografia e Grafica, guardassero alle trasformazioni del presente espanso dai media digitali. Da allora molte Accademie italiane hanno attivato un corso di laurea in Nuove Tecnologie dell’Arte.
Di recente anche le Accademie pugliesi di Foggia e Lecce hanno attivato un corso di diploma di primo livello (equiparato a una laurea universitaria) in Nuove Tecnologie dell’Arte.
Finalmente il nuovo corso arriva anche a Bari.
È il frutto di una maturazione lenta, i cui primi germogli risalgono al 2015, dopo la Chiamata alle Arti del Ministero. Ne è nato un Piano di Studi rivolto ai giovani che vogliono conoscere in profondità i videogiochi e la fotografia. Questi due asset formativi sono il risultato di una serie di condizioni imprevedibili che, verificandosi, hanno determinato la cristallizzazione di uno stato che prima era considerato caotico.
Lo scorso anno, nell’Accademia di Belle Arti di Bari, si sono intersecate cinque traiettorie che hanno permesso di proporre al Ministero un Piano di Studi per l’attivazione della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte.
Una proposta che è stata accettata.
La prima è l’elezione di Giancarlo Chielli a direttore dell’Accademia di Bari per il triennio 2018-2021; la seconda è l’approdo a Bari di Cosmo Laera, docente di fotografia della storica Accademia di Brera a Milano; la terza è l’empatia con il Corpo Docente; la quarta è il mio passaggio in ruolo come docente di Applicazioni Digitali per le Arti Visive nell’Alta Formazione Artistica italiana (qui lascio una traccia); la quinta, e la più importante, è la costante assistenza amministrativa del prof. Giuseppe Gaeta, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.
La prima traiettoria è l’elezione di Giancarlo Chielli. Quando una persona con cui hai lavorato bene assume un ruolo superiore al tuo, qualcosa cambia: per me ha significato alzare il livello di attenzione su una serie di procedure dell’Alta Formazione che avevo mentalmente delegato ai miei superiori. Con Giancarlo Chielli abbiamo lavorato a progetti di lunghissimo termine, scambiandoci sogni e preoccupazioni e costruendo dinamiche che, in ultima analisi, avevano sempre al centro gli Studenti e il loro futuro. Ritrovare Giancarlo alla direzione dell’Accademia di Belle Arti di Bari ha significato dare seguito al sogno nel cassetto della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte.
Anche questa volta con buoni risultati.
La seconda traiettoria è l’approdo di Cosmo Laera, uno dei fotografi italiani più importanti nel panorama della fotografia contemporanea. Il suo arrivo ha reso sostenibile il progetto formativo, sia per il suo inquadramento nel panorama italiano delle Scuole di Nuove Tecnologie sia per la sua praticabilità economica. Relazionarmi con Cosmo Laera è stato semplice, perché condividiamo una visione strategica di “cultura del territorio” fondata su dinamiche che mirano a creare nuove nicchie di mercato, piuttosto che a seguirne i trend.
Oggi, in quest’epoca di tardo neoliberismo e di populismo di destra, l’ideologia è associata al mercato, e non allo Stato, che ormai si è ritirato nella sfera della sicurezza del mercato. [Geert Lovink, Nichilismo digitale. L’altra faccia delle piattaforme, Università Bocconi Editore, 2019]
La terza traiettoria necessaria alla nascita di un corso di Alta Formazione è l’empatia con il Corpo Docente. Intendo dire che, anche per ragioni di sostenibilità economica, il Piano di Studi deve tenere conto dell’organico a disposizione e prevedere di “guardare fuori” solo dove all’interno mancano le competenze necessarie. Per una Pubblica Amministrazione come l’Accademia, “guardare fuori” significa emanare bandi per il reclutamento del personale docente. Negli ultimi anni l’Accademia di Bari si è ritrovata a gestire un numero di docenti precari superiore a quello dei docenti di ruolo.
Fino allo scorso anno anch’io ero nel flusso del precariato: fuori da un progetto didattico a lungo termine, intrappolato nelle poche ore di lezione che mi spettavano, desideroso di avere una Scuola con cui avviare un lavoro di ricerca su un aspetto preponderante delle società digitali come i videogiochi e la gamification della cultura. Dei videogiochi mi limito a ricordare che sono uno dei mercati più floridi a livello globale. Della gamification dico soltanto che è ormai parte integrante della progettazione per accedere ai finanziamenti europei, nazionali e regionali, e che implica la capacità di progettare in chiave ludica il nostro rapporto con la cultura. In questo i giovani possono sicuramente aiutarci! Ecco come prendeva forma l’idea del corso di Nuove Tecnologie, che sarebbe dovuto partire nell’anno accademico 2016/2017.
Con l’allora direttore Giuseppe Sylos Labini, pur avendo verificato che il nostro progetto era conforme alle norme ministeriali, abbiamo convenuto che i tempi non fossero ancora maturi per aprire le porte della Scuola di Nuove Tecnologie. Anche perché, di fatto, ero l’unico a possedere una competenza specifica nell’universo dei videogiochi e della gamification della cultura. Bisognava prima creare, almeno empaticamente, un gruppo di docenti che condividesse l’idea della nuova Scuola.
La quarta traiettoria è la stabilità del ruolo: è l’elemento che ha attivato un cambiamento sostanziale sia nella sfera privata (il campo regolatore dei sentimenti) sia in quella pubblica (il campo regolatore delle azioni). Attraverso i social network la sfera privata sta vivendo una profonda ibridazione con la sfera pubblica. Questo concetto di ibridazione, caro alle nuove tecnologie, significa “nascita di qualcosa che prima non c’era”, ossia prendere coscienza delle trasformazioni in atto, adesso! Il Piano di Studi si fonda su due discipline, Applicazioni Digitali per l’Arte e Fotografia, che lo studente seguirà per tutti e tre gli anni. Per la prima volta nella mia carriera accademica mi trovo a progettare e rendere esecutivo un percorso di formazione a medio termine.
La quinta traiettoria, la più importante, è la costante assistenza amministrativa del prof. Giuseppe Gaeta. In quel periodo non conoscevo ancora bene le norme che regolano l’attivazione di un nuovo corso, e su questo Gaeta è stato un maestro: sempre presente, rapido e illuminante. Non ci conoscevamo di persona, eppure tra noi è nato subito un feeling intellettuale. Il nostro dialogo si è svolto quasi interamente su Messenger di Facebook, con appena una o due telefonate per sentire la voce: un esempio concreto di quell’ibridazione tra sfera privata e sfera pubblica di cui parlavo poco sopra.
La Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte affonda le sue radici in un campo di energie (lo Spirito del Tempo) generato dalla collisione di mondi come Arte, Scienza, Industria e Mercato: un campo che, negli ultimi cinquant’anni, ha ridisegnato le società a livello planetario e ha fornito gli strumenti per mappare i cambiamenti.
L’ibridazione storica dell’arte con la tecnologia, avviata dalla chimica della fotografia e presto divenuta cinema, passa per l’elettricità e si compie con l’elettronica dei computer, negli anni successivi allo scoppio della prima bomba atomica. Da quel momento le Nuove Tecnologie dell’Arte hanno dato vita a Festival, Agenzie, Scuole e Artisti che mantengono alte l’attenzione e l’azione sul presente.
In questo contesto, gli asset formativi videogiochi e fotografia permettono di collocare l’Accademia di Bari, nel prossimo cinquantennio, in una prospettiva diversa dall’attuale percezione disconnessa dell’Istituzione dalle politiche dell’area metropolitana barese.
Il corso di Nuove Tecnologie nasce quindi come risposta strategica alla progettazione del futuro dei giovani, pugliesi e non. L’intenzione a medio termine, diciamo una volta concluso il primo triennio, è creare le condizioni per:
- incrementare gli scambi internazionali tra studenti e docenti, con progetti come l’Erasmus e altri;
- favorire i viaggi e la partecipazione ai Festival, ed eventualmente diventare promotori di un Festival dedicato alle nuove tecnologie;
- avviare, in virtù dell’equiparazione con l’Università, le procedure necessarie a finanziare spin-off di docenti e studenti, con la partecipazione dell’Istituzione in quota societaria alla nuova agenzia digitale;
- sostenere tutti gli studenti che dimostrano di essere Artisti nel campo delle arti con le nuove tecnologie.
Sono convinto che il corso di Nuove Tecnologie dell’Arte (detto NTA) accompagnerà lo studente e l’Istituzione verso la necessità di approfondire ulteriormente i mondi del videogioco e della fotografia, con l’attivazione di corsi di secondo livello, Master e una Biblioteca multimediale.
Intanto ecco lo spot per ricordare la scadenza delle iscrizioni, fissata al 23 settembre 2019.
Perché, al di là di quanto detto finora, una Scuola nasce quando ci sono gli Studenti.
Tutte le informazioni per l’iscrizione sono disponibili sul sito dell’Accademia di Belle Arti di Bari.





