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Leggendo dell’ultima tragedia del mare riecheggiano in me i cori matti dell’Europa più becera che urla e si scanna sulla pelle dei propri fratelli. Rimbombano le parole vomitate dai tanti politichini in cerca di seggio che non esitano a scannare il più debole e mi ritorna in mente un testo che mio padre mi donò qualche tempo fa.

Straniero tra stranieri come sono

mi nego con un sorriso sghembo

alla signora che danza a passi larghi

nei mulinelli scuri della notte.

Vivo morendo un poco ogni momento

agli incroci affollati del presente.

E non c’è più passato e non c’è più futuro.

 

Riposate in pace nella grande bara del Mare nostrum… fratelli!


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