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	<title>Oistros.it &#187; sandro</title>
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		<title>E&#8217; morto Sandro D&#8217;Amico. E&#8217; morto un altro Padre dell&#8217;Oistros.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 22:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del Teatro e dello Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Oistros]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia del teatro]]></category>
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		<description><![CDATA[È morto stamani all&#8217;alba nella sua casa romana Sandro D&#8217;Amico. E&#8217; morto un altro Padre dell&#8217;Oistros. Ci diceva che dovevamo usare il teatro per slegare mani e scucire bocche. Continueremo a farlo, come voleva: con eleganza e gentilezza. Noi dell&#8217;Oistros a nome di tutti i salentini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.oistros.it/archivio/e-morto-sandro-damico-e-morto-un-altro-padre-delloistros/damico3/" rel="attachment wp-att-586"><img src="http://www.oistros.it/archivio/wp-content/uploads/2010/02/damico3.jpg" alt="damico3" title="damico3" class="aligncenter size-full wp-image-586" /></a><br />
È morto stamani all&#8217;alba nella sua casa romana Sandro D&#8217;Amico.<br />
E&#8217; morto un altro Padre dell&#8217;Oistros.<br />
Ci diceva che dovevamo usare il teatro per slegare mani e scucire bocche.<br />
Continueremo a farlo, come voleva: con eleganza e gentilezza.<br />
Noi dell&#8217;Oistros a nome di tutti i salentini</p>
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		<title>Cronache dal fronte sanitario XII &#8211; GRAZIE E BUONE VACANZE -</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 18:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrei dovuto chiudere questi appunti dal fronte sanitario dell’ospedale “Vito Fazzi” con i ringraziamenti al dott. Montinaro e alla sua equipe di emodinamica; al dott. Villani e alla sua equipe di cardiochirurgia; alla dott.ssa Urso della clinica Petrucciani – da lei è partito il programma di controllo che ha portato all’intervento chirurgico alle coronarie e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Avrei dovuto chiudere questi appunti dal fronte sanitario dell’ospedale “Vito Fazzi” con i ringraziamenti al dott. Montinaro e alla sua equipe di emodinamica; al dott. Villani e alla sua equipe di cardiochirurgia; alla dott.ssa Urso della clinica Petrucciani – da lei è partito il programma di controllo che ha portato all’intervento chirurgico alle coronarie e lei mi ha rimandato a casa (quasi) guarito &#8211;  e, naturalmente a tutti coloro che ho incontrato in questa svolta della mia vita. Non ho molto da raccontare, infatti, della permanenza in clinica o, meglio, dovrei essere capace di raccontare i minuscoli cambiamenti quotidiani che ti riconciliano col mondo: alzarsi dal letto senza bisogno dell’infermiere o della moglie; premere il pulsante dello sciacquone del bagno, lavarsi il viso e sistemarsi la barba…piccolezze che, però ti fanno ritrovare il gusto di vivere. Devo, comunque, al lettore alcune spiegazioni relative all’incontro col mio lontano parente, che ho indicato come X, Y,. Il signor X, Y, mi ha chiamato per esprimermi il suo disappunto in ordine alla mia decisione di rendere pubblici i contenuti del nostro colloquio. Mi ha quindi richiesto esplicitamente di precisare quanto segue:<br />
1.	le informazioni relative alle ultime vicende del signor Berlusconi le aveva apprese non direttamente, essendo lui in pensione da tre anni, ma da ambienti dei servizi;<br />
2.	la storia dei sosia sarebbe stata da me deformata. In realtà lui avrebbe detto “ proprio come fossero delle persone in carne ed ossa”, mentre del killer albanese non avrebbe parlato assolutamente; quindi si tratterebbe di una totale invenzione mia;<br />
3.	che, infine, anche lui era preoccupato della piega che aveva preso negli ultimi tempi la gestione del potere in Italia. A suo dire la nostra democrazia ha sempre dovuto fare i conti coi poteri occulti; ci sono stati sempre (da quando lui era diventato operativo) dietro le rappresentazioni degli organi legittimi, come il Parlamento e il Governo, rappresentazioni di strutture illegittime e molto spesso illegali. In fondo il nostro sistema democratico sarebbe il risultato di una perenne trattativa tra strutture illegali e istituzioni legali. Non avendo impegni di lavoro sarebbe passato comunque a salutarmi una volta rientrato a casa.<br />
Cosa che puntualmente ha fatto. Non vi farò un resoconto della nostra lunga chiacchierata per due ragioni: troppo lunga – è durata quattro ore passate – e, soprattutto, ho promesso al mio interlocutore che avrei tenuto la bocca chiusa. Qualche considerazione, tuttavia, credo sia opportuno fare. Nei giorni di permanenza prima in ospedale e poi in clinica ho ricevuto molte visite, ma devo riconoscere che quella del signor X, Y, è stata davvero inaspettata. E non solo perché non ci eravamo mai frequentati da parenti, ma, soprattutto, perché non ho mai apprezzato il suo mestiere di spione – credo di averglielo detto esplicitamente almeno in un paio di occasioni – al servizio di quelle che consideravo le trame oscure della storia recente del nostro paese. E poi, diciamolo chiaro chiaro, m’irritava quell’aria da saccente super informato del senso di avvenimenti che nemmeno la magistratura era riuscita a sbrogliare: “La bomba alla stazione di Bologna? Ma quale fascisti, c’è di più e di peggio!” che, naturalmente, lui conosceva, ma non poteva dirmi.<br />
Mi è sembrato molto cambiato. Era pieno di dubbi e tradiva l’inquietudine del ex e qualche rimpianto per i bei tempi che furono. “La lotta alla mafia, la camorra, la ndrangheta? Tu pensi che qui, su questa linea, finisce il mondo della delinquenza e comincia il mondo della legalità. Sbagliato. Un mondo penetra dentro l’altro. Una volta erano i politici che utilizzavano le organizzazioni criminali, da un certo momento in poi  è diventato ‘normale’ che le organizzazioni criminali creassero e utilizzassero gli uomini politici.”. Lo spartiacque? L’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, il 1992. La dinamite ha fatto il botto grande, ma è stato preceduto e seguito da tante frasi sparate contro la magistratura e singoli magistrati scomodi. Piccoli botti che lavorano ai fianchi singole persone e istituzioni…<br />
Mi fermo. X.Y. è molto preoccupato; accenna alla fine di ogni spazio di mediazione perfino dei ‘servizi’. Lui, convinto uomo di destra, dice che la dissoluzione della sinistra sta preparando la svolta successiva…<br />
Per adesso voglio stare bene; voglio recuperare le forze e riprendere a lavorare. Voglio avere fiducia in questo paese, nelle donne che non sognano di fare le escort o le veline, semmai le ‘velene’, pronte ad avvelenare i maschi che le vogliono usare; nei giovani che presto si scrolleranno di dosso le straforme delle gelmini e dei tremonti e dei brunetta e dei maroni; negli anziani che, confusi fra i telecomandi, ritroveranno la dignità  di essere nonni e non amanti dei loro nipoti.<br />
E prima o poi ci ricorderemo che quando i nostri antenati inventavano la matematica e la musica, la filosofia e la danza, gli antenati di quelli che pretendono l’esame di dialetto padano ancora si spulciavano sugli alberi e, allora, davvero potremo avere tutti un cuore nuovo. Buone vacanze.</p>
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		<title>Cronache dal fronte sanitario XI -i servizi segreti-</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 18:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Beh, la vita in clinica non è molto differente da quella dell’ospedale. E’ la stessa con un leggero travestimento da vita d’albergo. Per me il cambiamento s’è tradotto in una stanza a due letti &#8211; ho ritrovato il mio capitano della squadra di calcio Pippi De Giorgi &#8211; e nell’impossibilità di dormire per quattro ore [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, la vita in clinica non è molto differente da quella dell’ospedale. E’ la stessa con un leggero travestimento da vita d’albergo. Per me il cambiamento s’è tradotto in una stanza a due letti &#8211; ho ritrovato il mio capitano della squadra di calcio Pippi De Giorgi &#8211; e nell’impossibilità di dormire per quattro ore filate. Tutta colpa dell’assenza del Pinguino sferragliante che nella stanza dell’ospedale Vito Fazzi copriva tutti gli altri rumori. Qui se mentre dormo ho il respiro un poco più pesante mi sveglio da solo e m’incazzo pure. Insomma, non dormo più; dormicchio e veglicchio. E in questa specie di limbo della coscienza vedo comparire infermiere sorridenti colla divisa bianca e lo sguardo oscuro. Quelle con lo sguardo più scuro sono le operatrici sanitarie ausiliarie, assunte con contratto a tempo. Quelle con lo sguardo nero lavorano in nero, sotto pagate, senza alcuna garanzia e assicurazione nei servizi dati in appalto come il servizio mensa. Ma possono essere convenzionate col pubblico aziende che praticano il lavoro nero? Bah, misteri di questa Italia del terzo millennio.<br />
E, a proposito di misteri, sentite questa. Verso le 22, 30 del secondo giorno di permanenza  nella casa di cura Petrucciani ricevo una visita inaspettata. Intanto perché fuori dall’orario di visite e, soprattutto perché si tratta di un mio lontano parente che lavora nei servizi segreti. O, forse, ha lavorato nei servizi segreti. Un parente che avrò incontrato non più di una ventina di volte in quarant’anni e nella maggior parte dei casi in occasione di funerali di comuni parenti.<br />
Tenta di cancellare il mio sguardo interrogativo dicendo che era andato a far visita ad una signora che aveva partorito, sorella della moglie del più piccolo dei suoi tre figli. Insisto chiedendogli come ha fatto ad entrare in un reparto dove per ragioni ovvie &#8211; proveniamo praticamente tutti da interventi al cuore e dintorni. Mi dice che la porta del reparto era aperta e che comunque se avevo voglia di scambiare quattro chiacchiere potevamo spostarci nel salottino del piano terra. Perché, no? Il mio compagno di stanza russa alla grande e non prevedo interventi terapeutici prima delle 6 di domani mattina. Nel corso della mezz’ora di chiacchierata è passato solo un medico che conosco molto bene, ma non mi ha salutato, anzi ha fatto finta di non vedermi, forse perché era in ritardo. Il parente lontano X, Y mi chiede di tutti i passaggi che mi hanno portato all’intervento sulle coronarie. Sono sintetico ma esaustivo. Poi gli chiedo se è già in pensione.<br />
“Si, come può essere in pensione uno che fa il mio mestiere!” Non sono mai riuscito ad avere con questo individuo un discorso senza ombre e doppi sensi. Provo con un assalto a bruciapelo: “Certo che con questa storia delle escort, delle Patrizie e dei Tarantini che entrano ed escono dalle residenze del capo del governo, tu e i tuoi colleghi non ci fate una bella figura!”<br />
X, Y si morde le labbra. Ho l’impressione di averlo centrato alla bocca dello stomaco.<br />
“Se il Berlusca è diventato lo zimbello di tutta la stampa mondiale &#8211; lo voglio fare a pezzi! &#8211;  voi spioni che vi fate spernacchiare da fanciullotte di facili costumi e incontrollabili ambizioni siete finiti davvero nella cacca. Meno male che tu sei fuori!”.<br />
La risposta è, come al solito fumosa. Meglio: un tizzone sul fondo e nuvolaglie di fumo intorno.<br />
“Fosse dipeso da me non avrei permesso per nessuna ragione questa proliferazione di sosia. Forse l’idea di partenza è stata Sua, ma deve aver ricevuto l’applauso di qualcuno di questi sapientoni alla Ghedini.”.<br />
Ho capito che il tizzone sta dietro il termine ‘sosia’. Il resto è fumo.<br />
“Il presidente allenatore, il presidente imprenditore, il presidente operaio&#8230;la proiezione del proteiforme nell’immaginario da parte di Berlusconi è stata la sua carta vincente&#8230;”<br />
“No, non sto parlando di sosia immaginari, sto parlando di persone reali. Non ti so dire se la cosa è nata ai tempi dei sosia di Saddam Hussein. Ma anche il Nostro cominciò &#8211; almeno così mi è stato riferito &#8211; a smaniare che voleva un esercito (piccolo, si fa per dire) di almeno dieci sosia. Effettivamente i primi due pare abbiano funzionato alla perfezione. Erano, infatti, gestiti direttamente dal Capo e impiegati in situazione estremamente marginali. E’ stato quando i suoi collaboratori hanno preteso di avere ciascuno il suo sosia Berlusconi che la situazione è finita fuori controllo. I sosia hanno acquisito un’autonomia e una libertà d’iniziativa che ha fatto impazzire l’intero sistema. L’immagine del marito fedele e dell’attento padre di due famiglie poteva reggere fino a quando si trattava di paterne attenzioni nei confronti di figlie di amici e conoscenti, ma quando il sosia satiro metteva in atto orge e festini con professioniste e magnaccia che poi pretendevano ricompense a livello di carriera nel mondo politico o in quello dello spettacolo tutto il sistema della sicurezza è entrato in fibrillazione e siamo precipitati dentro la torre di babele. Dichiarazioni e smentite, smentite delle smentite Basta ripercorrere le vicende degli ultimi due mesi per rendersi conto che un Berlusconi solamente non avrebbe potuto fare tutto sto gran casino!”.<br />
Faccio fatica a respirare e non è un postumo dell’intervento alle coronarie:<br />
“E&#8230;che cosa si può fare per uscire da questa situazione?”<br />
La risposta è alquanto inquietante:<br />
“Io avevo proposto di far fuori tutti e nove questi sosia e per due avevo già provveduto con un killer di origine albanese che mi aveva risolto almeno altre due questioni scabrose, ma con gli altri c’è stato lo stop, nessuno vuole rinunciare al suo, a cominciare dalla lega. Si mormora che senza il sosia leghista di Berlusconi il federalismo e la pulizia etnica di extra comunitari e meridionali rischino una clamorosa bocciatura. Sembra addirittura che si vogliano inventare un sosia di Berlusconi meridionalista&#8230;”<br />
Mi ritrovo a rigirarmi nel letto avvolto nel pensiero dei sosia e di Berlusconi che si fa trapiantare una capigliatura alla Gramsci.<br />
Mio caro parente X,Y, se sei venuto veramente a farmi visita in clinica, ti sarei davvero grato se mi scrivessi due righe per ricordarmi di che cosa avremmo parlato. Se, invece, questa visita è stata solo un sogno-incubo scrivimi ugualmente due righe per smentire quanto ho scritto. E non ti nascondere dietro il segreto professionale, so di certo che sei in pensione da almeno due anni.</p>
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		<title>Cronache dal fronte sanitario X  (verso le dimissioni)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 13:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia del Teatro e dello Spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Domani dimissioni e trasferimento alla clinica “Petrucciani”. L’impegno col dottore Zaccaria di vederci per la prima visita di controllo entro un mese mi sollecita un pensiero curioso: uscirò da questa parentesi sanitaria, o diventerà una specie di condizione con cui dovrò convivere per il resto dei miei giorni? Il mio cervello si poteva anche limitare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Domani dimissioni e trasferimento alla clinica “Petrucciani”. L’impegno col dottore Zaccaria di vederci per la prima visita di controllo entro un mese mi sollecita un pensiero curioso: uscirò da questa parentesi sanitaria, o diventerà una specie di condizione con cui dovrò convivere per il resto dei miei giorni?<br />
Il mio cervello si poteva anche limitare a questa considerazione; invece era un pensiero ‘madre’ e gravido di decine di pensieri ‘figli’.<br />
In questi giorni il mio corpo ha subito trasformazioni davvero notevoli. Sono svaniti undici chili che non credo posso aver lasciati tutti sul tavolo operatorio. Il risultato di queste trasformazioni è stato ben sintetizzato da mio figlio: “Padre, sembri un uccellino appena caduto dal nido. E io che pensavo tu fossi indistruttibile!”. Su questo trovando consenso unanime. Persino quello della sorella. Per la prima volta. La foto scattata con l’onnipresente, oramai, telefonino potrà funzionare come il Ritratto di Dorian Gray? Non può funzionare. Non funziona. Intanto perché si è formato attraverso quello che potremmo definire un ‘accanimento diagnostico’. Seconda metà di gennaio: da quanto tempo non ti fai le analisi del sangue?<br />
&#8211;	sette, otto anni. Ma io sto bene. L’unica cosa che dovrei fare è limitare il fumo.<br />
&#8211;	Ma che ti costa?<br />
Il ritiro dei risultati coincide con una mattinata con sessione d’esami. Apro la busta mentre un collega della commissione provvede all’appello. La prima facciata è intonsa. La seconda e la terza è un fiorire d’asterischi: trigliceridi, colesterolo, glicemia&#8230;Non mi riconosco in quel quadretto. Io mi sento bene. Ci dovrebbe essere un certo rapporto fra quegli asterischi e le mie performance fisiche e mentali. Invece queste traduzioni quantitative del mio corpo, delle sostanze che circolano dentro di me, o che costituiscono il mio corpo, sembrano davvero non riguardarmi. E allora vediamo di precisare il Ritratto: ecografie, radiografie, ecocardiogrammi, esami del fondo dell’occhio. Una rappresentazione che si arricchisce di dettagli, ma che continua a non corrispondere alla mia percezione. Vi ho già raccontato, credo, come il Ritratto si sia disteso sulla realtà attraverso l’esame coronarografico.<br />
L’intervento chirurgico è stato di fatto la resa dei conti del rapporto tra realtà e rappresentazione. Ho davanti ai miei occhi la lunga cicatrice alla gamba sinistra che racconta, digrignando i punti, l’estrazione della safena, un concreto pezzo di ricambio per sostituire i tratti di coronarie danneggiate. E intravedo anche la lunga ferita sullo sterno che racconta di costole divaricate e richiuse. Tutto maledettamente reale, tutto dolente. Sarò la stessa persona?<br />
Sto viaggiando in auto – guida mia moglie &#8211; sulla tangenziale. Siamo diretti alla “Casa di cura Petrucciani”. È un tratto di tangenziale che ho percorso migliaia di volte. C’è l’uscita che indica “litoranea”, basterebbe girare e tornare a casa e ritrovare gli odori di sempre, i rumori di sempre, i sapori del mio orto. Invece mia moglie prosegue.</p>
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		<title>Cronache dal fronte sanitario IX</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 11:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi A. Santoro [&#8230;] E infatti ritorno nella stanza a cinque letti col ‘pinguino’ sferragliante. Per fortuna il ritorno coincide con le dimissioni di due pazienti. Rimaniamo in tre. Di fronte al mio letto un mio compaesano col quale ho condiviso, una quarantina di anni or sono, alcune stagioni di calcio dilettantistico. Comincio ad [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Luigi A. Santoro</p>
<p>[&#8230;]<br />
E infatti ritorno nella stanza a cinque letti col ‘pinguino’ sferragliante.<br />
Per fortuna il ritorno coincide con le dimissioni di due pazienti. Rimaniamo in tre. Di fronte al mio letto un mio compaesano col quale ho condiviso, una quarantina di anni or sono, alcune stagioni di calcio dilettantistico. Comincio ad apprezzare la professionalità del personale paramedico. Malgrado i turni massacranti, le infermiere riescono ad affrontare le situazioni più difficili anche con un sorriso. E i ‘portantini’  riescono a trasportare i pazienti nel reparto di radiologia su carrozzelle che paiono risalire al secolo scorso e che rischiano, ad ogni increspatura del pavimento, di scodellare il trasportato in mezzo al corridoio. Persino gli allievi del corso infermieri stanno imparando che bisogna far fronte a qualsiasi emergenza. Un’infermiera ha anche l’hobby del canto e vorrebbe recitare con un gruppo teatrale del suo paese.<br />
Nei sette giorni che trascorro nella stanza a cinque letti, di cui solo tre occupati, faccio via via conoscenza degli altri medici che compongono l’equipe di cardiochirurgia. Sono quasi tutti di origine napoletana. Mimmo Rocco è una simpatica canaglia: battuta pronta, sguardo intelligente, si occupa dei pazienti con brusca attenzione. Di lui mi aveva parlato un collega quando, per l’equipe guidata dal dott. Massimo Villani, aveva fatto delle riprese di un intervento al cuore. Il dott. Scotto ha il viso incorniciato da una corta e rada barba ed è la quintessenza della misura e dell’equilibrio. Mi sembra quello che si trova meno a disagio ad intervenire  lontano dalla sala operatoria. La dottoressa Cazzato è salentina di ritorno, ha un sorriso rassicurante e interessi anche in ambito artistico. Parliamo di Bob Wilson. Devo a lei il recupero di un rapporto più equilibrato con il decorso post operatorio. Il dottor Fellini condivide il cognome con il più grande regista cinematografico italiano. Ma lui è un cartone animato. Dopo essere stato coprotagonista della famosa notte di tregenda nella stanza ‘forno crematorio’, ha il merito di liberarmi della sonda pleurica e dei vari drenaggi, ridandomi così un altro livello di qualità della degenza.<br />
Intanto i medici del reparto di emodinamica vengono a trovarmi quasi giornalmente. Tutti sono positivamente impressionati dalle mie capacità di recupero. Oggi, 10 luglio, è venuto a trovarmi il chirurgo che mi ha operato, il dottor Zaccaria. Ha un viso alla James Dean, parla lentamente e sta per andare in ferie. Prendiamo appuntamento per la visita di controllo. Mentre guarda l’agenda, l’osservo attentamente. Sono state quelle mani che hanno tagliato e ricucito le mie coronarie. Vorrei chiedergli dell’intervento, delle sensazioni di chi quotidianamente agisce sul filo sottile che separa la vita dalla morte. Non chiedo. Mi appoggio sulla sua tranquilla lentezza.</p>
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		<title>Cronache dal fronte sanitario VIII</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 14:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi A. Santoro Il motivo è quello di Gaber, ma la magia non l’aveva fatta Gino, cioè io. Mi ritorna alla mente l’iniezione miracolosa di Lazzaro di Luigi Pirandello, ma tra l’iniezione miracolosa e il mio risveglio ci sta una sala operatoria che ogni giorno continua a suonare la sua sinfonia tecnologica. La tecnologia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Luigi A. Santoro</p>
<p>Il motivo è quello di Gaber, ma la magia non l’aveva fatta Gino, cioè io. Mi ritorna alla mente l’iniezione miracolosa di Lazzaro di Luigi Pirandello, ma tra l’iniezione miracolosa e il mio risveglio ci sta una sala operatoria che ogni giorno continua a suonare la sua sinfonia tecnologica.<br />
La tecnologia la fa da padrone anche nella sala di terapia intensiva. Non ho dolore, l’assistenza delle infermiere e dei medici è a vista. Dalle domande capisco che vogliono sapere se le mie risposte sono coerenti, se hanno un senso. La mia ironia sul fatto che avrebbero dovuto essere loro a dirmi come stavo, riscuote grande apprezzamento, accompagnata dalla minaccia di essere trasferito a breve in reparto. Ho parlato di minaccia, e questo l’ho capito dopo, perché a mano a mano che ci si allontana dalla sala operatoria la qualità dell’assistenza diventa sempre più bassa. Naturalmente non stiamo parlando della competenza e della coscienza del personale, ma della struttura di un’organizzazione che via via che ingloba elementi collaterali all’intervento chirurgico, finisce per degradare verso livelli sempre più bassi. È sufficiente verificare la qualità dell’arredamento, delle attrezzature di supporto e del cibo per rendersi conto di come la valenza sociale dell’attività sanitaria finisca per scadere a livelli inaccettabili. E quando lo si sperimenta sulla propria pelle, tutto questo, vi posso garantire che non è piacevole.<br />
Vengo trasferito, a distanza di meno di ventiquattr’ore, in una stanza a cinque letti, raffreddata &#8211; si fa per dire! – da un ‘pinguino’ che fa il rumore di un carro armato. I bagni sono nel corridoio. In preda alla disperazione, chiedo di essere trasferito nella stanza accanto: due letti, niente bagno, e, ahimè!, il condizionatore rotto. Nel frattempo devo prendere atto che una complicanza ‘normale’, un PNX al polmone destro, che ha richiesto l’introduzione di una sondina, ha reso la qualità della mia riacquistata vita alquanto ridotta. Fuori ci saranno intorno ai 35°, ma dentro si superano abbondantemente i 40°. Sono attaccato alle lenzuola, che sono attaccate alla traversa, che è attaccata al materasso zuppo come una spugna.<br />
Mi rifiuto di raccontarvi la notte di tregenda, con la pressione che schizza a 170, una pompa che viene sostituita da un cerotto e il grido disperato: “Voglio tornare in terapia intensiva!”. Nella stanza con me un signore di Nardò, accudito dalla figlia e dai nipoti, hanno un bed &#038; breakfast, sopporta questa situazione da diversi giorni. Sono loro che mi dicono delle sceneggiate di tecnici, elettricisti, idraulici, che arrivavano, davano un’occhiata al cadavere tecnologico e sentenziavano: “Non è di nostra competenza!”. Per me una qualche soluzione si sarebbe trovata, per esempio ritornando nella stanza a cinque letti, ma quale ‘culo di piombo’ di impiegato avrebbe dovuto essere preso a calci per rimettere in vita il condizionatore avariato?<br />
Ho qualche difficoltà a continuare il racconto, perché sono da due giorni nella clinica Petrucciani e non sono riuscito ancora ad adattarmi alla nuova situazione. Autorizzo, comunque, Antonio e Sandro a mettervi a disposizione un’immagine di questa storia.</p>
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		<title>CRONACHE DAL FRONTE SANITARIO IV</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 05:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[sandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Luigi A. Santoro Questo diario scritto Venerdì 10 Luglio quando oramai sono uscito da Terapia Intensiva e sono nel reparto degenza di Cardiochirurgia. Vi devo quindi tre giorni che comprendono l&#8217;intervento chirurgico, il giorno di permanenza in intensiva e un altro in reparto. Vi chiedo comprensione se quei tre giorni ve li darò in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di Luigi A. Santoro</p>
<p>Questo diario scritto Venerdì 10 Luglio quando oramai sono uscito da Terapia Intensiva e sono nel reparto degenza di Cardiochirurgia.<br />
Vi devo quindi tre giorni che comprendono l&#8217;intervento chirurgico, il giorno di permanenza in intensiva e un altro in reparto.<br />
Vi chiedo comprensione se quei tre giorni ve li darò in flash back perché nei giorni scorsi non ho avuto davvero la forza di riprendere in mano gli appunti.<br />
Mi ha fatto piacere leggere le vostre considerazioni.<br />
Mi preoccupa molto la situazione del Governo Regionale. La decisione da parte del PD di assumere una posizione in contropelo rispetto alle scelte di Vendola, allineandosi di fatto agli altri partiti di peso molto inferiore, non è una bella trovata. Ma avremo modo di riparlarne.</p>
<p>GINO</p>
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